LA CODATORIALITÀ NELLE RETI DI IMPRESA: RESPONSABILITÀ SOLIDALE DELLE SOCIETÀ DEL GRUPPO E RESPONSABILITÀ PERSONALE DEL LEGALE RAPPRESENTANTE

In una causa avente ad oggetto l’impugnativa di un licenziamento, una lavoratrice ha chiesto, in via preliminare, che fosse individuato il reale datore di lavoro in favore del quale la stessa aveva lavorato per un decennio, ai fini dell’accertamento del soggetto obbligato alla sua reintegra nel posto di lavoro.

La lavoratrice, infatti, formalmente assunta da una singola società di capitali, nel corso degli anni, aveva prestato la propria attività lavorativa, contemporaneamente ed indistintamente, in favore di una rete di imprese gestite comunemente dalla medesima persona fisica e legale rappresentante di esse.

La Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto la responsabilità solidale dell’intera rete d’impresa e la responsabilità personale del legale rappresentante delle singole società di capitali posto di fatto al vertice di tale azienda, per le obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro in questione.

Conseguentemente, il Collegio ha ordinato la reintegra della lavoratrice nel posto di lavoro oltreché nei confronti di tutte le società convenute anche della persona fisica (legale rappresentante) in proprio.

Il concetto di codatorialità e di unico centro di imputazioni di interesse cui ricondurre la titolarità di un rapporto di lavoro è ormai pacifico nella giurisprudenza di merito e di legittimità ed in dottrina.

La responsabilità solidale di imprese apparentemente distinte, ma collegate tra loro, si riscontra ogni volta in cui vi sia una simulazione o una preordinazione in frode alla legge del frazionamento di un’unica attività fra i vari soggetti collegati sotto il profilo economico-funzionale (v. Cass. 2017 n. 19023).

Tale situazione si verifica quando si realizza, ad esempio, una stretta commistione delle attività suddivise tra le varie società in una organizzazione parcellizzata ma unitaria, facente capo ad un unico centro di coordinamento e direzione, e finalizzata allo svolgimento di un’unica attività principale, una totale integrazione dei ruoli di soci ed amministratori delle diverse società del gruppo, l’uso della medesima sede per le attività riferibili a più soggetti, la mancanza di autonomia giuridica e gestionale tra le varie società e soprattutto, quando le prestazioni lavorative dei dipendenti siano utilizzate da tutte le società del gruppo, indifferentemente.

In tale sistema organizzativo, la titolarità formale del rapporto di lavoro diventa completamente irrilevante, prevalendo, su di essa, la realtà sostanziale.

Ma la vera importanza della pronuncia in esame risiede nell’aver individuato, quale reale datore di lavoro, il soggetto che ricopriva la carica di legale rappresentante e amministratore delle singole società di capitali, riconoscendone la sua responsabilità patrimoniale personale.

Come noto, le società di capitali hanno un patrimonio autonomo e distinto rispetto a quello dei soci e degli amministratori ed il legale rappresentante, che agisce in nome e per conto di esse, non risponde con il proprio patrimonio delle obbligazioni contratte.

Ebbene, la Corte d’Appello di Roma ci ricorda che, nell’ambito del Diritto del Lavoro, la situazione di fatto prevale sempre sulla formale e fittizia articolazione dei rapporti all’interno del complesso aziendale.

In questo caso, la persona fisica posta a capo delle reti di impresa gestiva i rapporti di lavoro e l’attività svolta dall’azienda, comunemente e a prescindere dalla appartenenza di essi all’una o all’altra società. È emersa chiaramente la volontà dello stesso di costruire un sistema complesso di aziende su cui far ricadere la responsabilità patrimoniale delle azioni poste in essere, per riservarsi la possibilità di fare l’imprenditore in proprio, senza rischiare nulla.

Il risultato di tale ragionamento logico-giuridico ha condotto a riconoscere il legale rappresentante delle società di capitali coinvolte nella vicenda in questione, quale reale datore di lavoro, chiamato a rispondere personalmente delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro in questione e a reintegrare la lavoratrice nel proprio posto di lavoro.

avv. Tiziana Congi

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