Trasferimento del lavoratore

 

Trasferimento del lavoratore: illegittimo lo spostamento della sede di lavoro senza la specificazione dei motivi

Il datore di lavoro è obbligato ad illustrare le motivazioni del trasferimento al lavoratore che ne faccia richiesta, nel caso in cui non siano già state esplicitate nella relativa comunicazione.

La mancata specificazione delle ragioni del trasferimento del lavoratore, in tempi ragionevoli, è motivo di illegittimità. Ciò è stato recentemente confermato dal Tribunale di Torino, con una sentenza del 27 ottobre 2017.

La normativa vigente in materia di trasferimento del lavoratore prevede, infatti, che questo possa essere attuato solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive.

Tali ragioni devono essere rese note al lavoratore al momento del trasferimento.
Ciò consente di verificare la reale sussistenza della necessità di modificare il luogo della prestazione lavorativa e consente di controllare che la scelta del datore di lavoro sia ricaduta su un dipendente piuttosto che un altro, solo a seguito di serie valutazioni tecnico-produttive.

Il trasferimento illegittimo deve essere impugnato dal lavoratore entro 60 giorni dalla comunicazione dello stesso. Dopo di che, il lavoratore avrà 180 giorni di tempo per presentare ricorso dinanzi al Tribunale del Lavoro.

Licenziamento collettivo

 

Licenziamento collettivo: la soppressione del reparto operativo non giustifica il licenziamento del dipendente

Il Tribunale del Lavoro di Roma, con Sentenza del 1° dicembre 2017, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento comminato da una nota azienda romana nei confronti di un proprio dipendente, nell'ambito della procedura di riduzione del personale ex l.n. 223/1991.
L’azienda, lamentando una grave crisi economica, aveva fatto ricorso ai licenziamenti collettivi per risanare la propria condizione e nell'ambito di tale procedura, aveva disposto la chiusura definitiva di alcuni reparti.

L’individuazione dei dipendenti da licenziare era stata effettuata dall'azienda con riferimento a singoli settori e non già tenendo conto dell’intero complesso aziendale.
Di conseguenza, il dipendente addetto al reparto soppresso era stato licenziato con la motivazione della eliminazione della sua posizione lavorativa, senza che fosse tentata la ricollocazione dello stesso presso altri reparti dell’azienda.

Il lavoratore, assistito dall’avv. Claudio Zaza e dall’avv. Tiziana Congi, ha impugnato il recesso deducendo che, nell’ambito dei licenziamenti collettivi, l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve essere effettuata avendo a riferimento l’intero complesso aziendale e la soppressione di un reparto non può giustificare il licenziamento del dipendente in esso impiegato.
La riduzione del personale, infatti, non può essere limitata ad un solo settore se non sussistono oggettive ragioni tecniche- produttive ed organizzative che giustifichino tale limitazione.
Di conseguenza, nell’ipotesi in cui si renda necessaria la soppressione di un reparto, i lavoratori in esso impiegati devono essere ricollocati in altri settori dell’azienda.

Sulla base di tali motivazioni, il Tribunale ha accolto il ricorso presentato dai difensori dellavoratore, in linea con l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito e di legittimità (Cassazione civile sez. lav. 12/01/2015 n. 203; tra le tante conformi v. anche Cass., Sez. L, Sentenza n. 17177 del 11/07/2013).
Il lavoratore ha, dunque, ottenuto la reintegra nel proprio posto di lavoro oltre al risarcimento dei danni subiti.

Scuola pubblica

 

Scuola pubblica: illegittimo il decreto di ricostruzione della carriera che non riconosce per intero il servizio pre – ruolo

 

Il decreto di ricostruzione della carriera con cui non viene riconosciuto per intero il servizio prestato dal personale scolastico (ATA e docenti) in favore della Scuola Pubblica è illegittimo in quanto viola le previsioni contenute nell'Accordo Quadro allegato alla Direttiva 1999/70 del Consiglio dell’Unione Europea ed in particolare il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato.

Infatti, l’anzianità di servizio maturata con contratti a tempo determinato deve essere riconosciuta per intero e non in misura parziale come avviene attualmente. Per ottenere il riconoscimento del corretto inquadramento nella posizione stipendiale spettante in base all'effettiva anzianità maturata ed il pagamento delle relative differenze retributive occorre promuovere azione giudiziale dinanzi al Tribunale del Lavoro territorialmente competente.